Le tasse Sinner ATP Finals hanno attirato l’attenzione del pubblico dopo la vittoria del tennista altoatesino a Torino. Una parte significativa del premio è rimasta allo Stato italiano: vediamo perché e quali regole fiscali si applicano agli atleti non residenti che competono nel nostro Paese.
Perché le tasse Sinner ATP Finals si pagano in Italia
Secondo la normativa fiscale italiana, quando un atleta non residente percepisce premi o compensi per attività svolte in Italia, tali redditi sono considerati “prodotti nel territorio dello Stato”. Per questo motivo il fisco applica una ritenuta alla fonte del 30% sul montepremi.
Il meccanismo è automatico: l’organizzatore dell’evento versa l’imposta allo Stato e l’atleta riceve direttamente l’importo già al netto.
Per approfondire:
Art. 23 e 30 DPR 600/1973 – Normattiva
Quanti soldi ha versato Sinner all’erario italiano
Nel 2025 il montepremi complessivo delle ATP Finals per il vincitore imbattuto ha superato i 5 milioni di dollari (circa 4,4 milioni di euro). Su questa cifra:
- ritenuta italiana del 30%: circa 1,3 milioni di euro
- netto per Sinner: oltre 3 milioni di euro
Poiché il tennista è residente nel Principato di Monaco, dove non esiste imposta sul reddito delle persone fisiche, la ritenuta italiana è l’unico prelievo fiscale applicato.
Tasse Sinner ATP Finals: lo stesso meccanismo vale per tutti i tornei giocati in Italia
La disciplina si applica identicamente a qualsiasi compenso percepito da atleti non residenti che competono sul territorio italiano. Un caso analogo è quello del Masters 1000 di Roma:
- premio lordo: 523.870 euro
- ritenuta del 30%: 157.161 euro
- netto accreditato: 366.709 euro
La tassazione italiana sui premi sportivi dei non residenti è quindi uniforme e indipendente dal risultato sportivo o dalla federazione di appartenenza.
Un sistema fiscale che spinge via i campioni: perché l’Italia perde (e perderà) talenti
La vicenda Sinner evidenzia un punto cruciale: la tassazione italiana applicata agli sportivi professionisti non residenti è tra le più elevate d’Europa, e questo produce un effetto strutturale evidente. Un atleta che disputa tornei in Italia paga il 30% a titolo d’imposta, mentre in molti Paesi concorrenti—come Monaco, Emirati Arabi, Regno Unito per non residenti “non domiciled”, Andorra—la pressione fiscale sui premi sportivi è pari a zero o estremamente ridotta.
Il risultato?
I campioni italiani ai vertici mondiali finiscono quasi sempre per trasferire la propria residenza all’estero. Basta guardare il tennis: tra i primi 100 del ranking ATP e WTA, oltre il 70% degli atleti europei risiede in Paesi a fiscalità agevolata.
E l’Italia non fa eccezione: negli ultimi vent’anni, tutti i top player italiani (tennis, ciclismo, golf, motociclismo) hanno scelto residenze estere per ragioni fiscali e logistiche.
Il paradosso, tuttavia, è evidente: gli atleti italiani di vertice non risiedono nel nostro Paese, proprio a causa del sistema fiscale.
Una riforma avrebbe un effetto immediato.
Applicare agli sportivi professionisti un regime fisso e proporzionato (es. 20–25% secco), come avviene in molte giurisdizioni competitive, permetterebbe:
-
di trattenere i talenti italiani
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di attrarre sportivi stranieri
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di recuperare gettito oggi completamente spostato verso Paesi esteri
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di rafforzare la filiera economica che ruota intorno agli eventi sportivi internazionali
La matematica è lineare: un atleta italiano di livello mondiale genera in carriera tra 15 e 30 milioni di premi, senza contare sponsor e diritti di immagine.
Con un’imposta fissa, trasparente e non penalizzante, lo Stato incasserebbe molto di più rispetto all’attuale modello che—di fatto—spinge i migliori ad andarsene.
La verità è semplice:
in uno sport globale, chi non compete sulla fiscalità perde campioni, investimenti e ricchezza.
E l’Italia, oggi, è esattamente in questa situazione.
Approfondimento interno:
Studio Vincitorio – Approfondimenti fiscali
Conclusione
Le tasse Sinner ATP Finals rappresentano l’applicazione standard delle regole fiscali italiane per gli atleti non residenti. Lo Stato trattiene il 30% del premio prodotto sul territorio nazionale, mentre la parte restante viene accreditata all’atleta senza ulteriori imposte in Italia. Un sistema chiaro, immediato ed efficace, che assicura all’erario il prelievo sui redditi generati durante gli eventi sportivi ospitati nel nostro Paese.
Fonti utili:
Agenzia delle Entrate

